A cena al Regina Margherita: Fronte del Gusto
Autore: Obsession | Data di Pubblicazione: 10 mar, 2010 Ora: 04:13 PM | Categoria: Locali, Ristoranti | Leggi i Commenti

Tutte le volte che , per un motivo o per un altro, ci capitava di provare ad organizzare una cena fuori, irrimediabilmente dubbi amletici ci assalivano. Prezzi, qualita’, parcheggi, accoglienza. Una marea di parametri che mai incontravano consensi unanimi su un unico posto. Ed a quel punto partiva il classico ‘allora andiamo sul sicuro’ ed uscivano fuori i grandi classici. Errore madornale che ci ripromettiamo di non fare piu’, visto che con questa strategia abbiamo preso piu’ ‘sole’ di un calzolaio.
Nel l’ottica di ‘Esperimenti fiorentini di ristoranti meno in vista – fatece largo che passamo noi’ abbiamo optato, un bel venerdi’ sera, di lanciarci nell’ardita avventura della cena a base di pesce. Obiettivo scelto: il Regina Margherita. E vi diro’: colpiti e saziati. Eccome. Una godibilissima cena. E meno male che a Candeli non c’e’ il mare..

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Certo, a volte per conoscere posti nuovi e sperimentare su menu piu’ estremi di ‘pizza, birra e fantasia’ e’ necessario che la compagnia sia propensa a tali scelte, onde evitare dopo il classico diluvio di critiche feroci e pungenti, della serie ‘ma chi e’ che l’aveva proposto?’ e via dicendo. Non ce ne accorgiamo, ma anche organizzare una normalissima cena e’ un’operazione politica non da poco. A volte sembra che le cene si svolgano a Yalta.
Il Regina Margherita: fuori dai classici canoni di osteria – la ciccia bona – locale in centro – guida Michelin et similia che attanagliano il fiorentino medio, questo ristorante della periferia sud di firenze si presenta all’utenza con un notevole valore aggiunto: parcheggi . Tanti. E gia’ di suo la cosa predispone bene. Della serie: male che va, ho la macchina a tre metri, piuttosto che averla lasciata in Piazzale Donatello ed essere a cena in Via della Scala.

La struttura e’, nella sua semplicita’ di antico casale colonico, molto piacevole sia nella forma che nella sostanza.
Abbina talune caratteristiche dei ristoranti tipici del chiantigiano a un tentativo, evidente ed esplicito soprattutto nel passato recente del ristorante, di creare un locale che possa avere una propensione anche all’after dinner, quindi con una certa ricercatezza nei dettagli, nello stile e nella cura delle sale.

Di questo locale ci era gia’ capitato di parlarne quando, in una diversa gestione, esso combinava la classica cena con un dopo cena molto piacevole, potendo contare su un salone superiore di discreta capienza che ospitava nel weekend delle frequentatissime serate dance. Ora quella politica e’ stata per il momento messa da parte, in attesa probabilmente di poter riavviare in maniera adeguata tutta la struttura.
Oggi il tocco di stile si gioca , piu’ che su americane, strob e mojito, nel senso d’accoglienza del locale, nel forno a legna per le pizze, nell’eleganza delle portate.

Gia’, le portate. Qui si gioca tutto il locale.

Nella nostra follia , abbiamo voluto giocare pesante (nel vero senso della parola): antipasto-primo-secondo. Quando arrivi in un ristorante dopo le 22, qualcosa di istintivo ti trascina verso la tentazione dell’abbuffata stile Mastroianni -Tognazzi nell’omonimo film. Senza indugiare piu’ di tanto, chiediamo subito un antipasto di mare misto.
Quel che non avevamo considerato, pero’, e’ la dimensione delle portate: una goduria visiva. Abbandonati stereotipi di nouvel cousine e cucina molecolare, il nostro antipasto di mare si compone di diverse portate, tra cui impepata di cozze,capesante gratinate, zuppa di mare, carpaccio di salmone e tonno, polpo e patate. Un trionfo del pescato. Constatiamo fin da subito che il pesce e’ fresco, senza nascondere la nostra meraviglia.
Il tutto accompagnato da una pizza bianca che ci costringe a scippare un tavolo d’appoggio al locale(essendo il nostro gia’ stracolmo delle portate d’antipasto), ed un fantastico vino bianco siciliano, un Insolia sapido e fruttato che sarebbe piaciuto anche al Gattopardo.

Tanto basterebbe per saziare un esercito di rientro dalla campagna di Russia. Ma noi non demordiamo: l’intento va portato a termine. E vai con il primo.
Su consiglio dello chef, optiamo per un bis di primi, due ‘assaggi ‘ di prelibatezze della cucina. Nel vedere arrivare dalla cucina due autentiche ‘scodelle’, piuttosto che normali piatti fondi, intuiamo che a non era un fuoco di paglia, ma il locale ha fatto della portata ‘extra-size’ un cavallo di battaglia. Il bis di primi si compone di linguine all’astice e risotto con vongole e frutti di mare. Non si tratta di assaggi, ma di due portate che loro definiscono ‘assaggi’. Ma non esiste piu’ il senso di sazieta’ di fronte a cio’. Anche qui, qualita’ notevolissima.
Cominciamo ad intuire che forse il ristorante di buono non ha solo il parcheggio e la pizza.

Ci prendiamo una pausa di riflessione, prima di decidere se e come osare verso il secondo. Ma si puo’ fare: constatiamo che prima che la vita ci venga rovinata da tutta quella marea di disturbi che l’eta’ inesorabilmente ci donera’, siamo ancora in grado di goderci appieno i grandi piaceri della tavola. E quindi, godiamocela finche ce n’e’. Chef, dai con la grigliata. Che tanto dopo torniamo a casa, tramonta per forza di fatti ogni proposito che abbia insito l’uso dello sforzo fisico. Che si tratti di ballare, cantare, o.. altro. Forse qualcuna ci sara’ rimasta male, ma intanto ‘once in life’ si puo’ anche privilegiare il palato. ‘Once’, pero’.
Chiaramente, la grigliata mista non puo’ essere una normale grigliata mista: trattasi di una catasta di gamberoni con attorno orata alla griglia e verdurine. Ale’. Saporitissima.

Il dramma e’ che, dopo tre(..) portate, non riusciamo a trovare un difetto a questa cena. Il locale e’ piuttosto affollato, eppure sono anche gentili e non lenti. Boh. Per intanto, mentre nessuno ci vede, allentiamo la cintura di un paio di buchi.

Non ci crederete, e’ arrivato anche il dolce. Un sorbetto. Torna in mente il Terence Hill di ‘Altrimenti ci arrabbiamo’ che, giocandosi a ‘birra e salsicce’ la Dune Buggy con Bud Spencer, ad un certo punto chiede un gelato poiche’ ‘lo aiuta a digerire meglio’. Solo che noi ci fermiamo qui, non c’e’ in ballo una Dune Buggy. Altrimenti..
Arriva anche un giro di ‘Amaro del Capo’, per chi non lo conoscesse straordinario Amaro calabrese con riconosciute doti di ripristino dell’attivita’ digestiva. A questo punto, forse, possiamo anche fermarci.
Per concludere: una cena davvero notevole. Altissimo il livello delle materie prime , notevole l’impatto delle portate sia in qualita’ che in quantita’.

Tanto per dirla tutta: la signora cena sopra descritta consta in termini economici di un importo attorno ai 40 euro a testa. Non neghiamo che pensavamo qualcosa in piu’. Calcolando che la nostra cena eccede da canoni di normalita’, possiamo sbilanciarci nel dire una cena di pesce con tutti i crismi rientra nell’ordine di spesa dei 30- 35 euro a testa. Che per una cena di pesce e’ un prezzo onesto.
Usciamo dal Regina Margherita sazi e contenti della scelta fatta. Per una volta, senza inseguire acque pazze o chete o chicchessia, e senza lasciarci dietro un mutuo ventennale da pagare, siamo riusciti a concederc i una cena a Firenze che ci ha soddisfatti sotto tanti punti di vista. Cosa affatto facile, oramai. Ci torneremo, e senza il timore di fare da apripista.
Tra l’altro, ora finalmente sappiamo dove andare se ci capitera’ di doverci giocare una Dune Buggy…

Voto: 8

Obsession

Regina Margherita Ristorante Pizzeria American Bar – Via del Padule 25 – Bagno a Ripoli (Firenze).
Per info: 055 69.80.45
Web site:
www.ristorantereginamargherita.it

Quello che hai appena letto è un ARTICOLO INFORMATIVO, fatto di notizie e programmi; oppure è una RECENSIONE, scritta dall'Autore in piena autonomia e senza condizionamenti, fatta di opinioni e osservazioni che lo stesso Autore ha riscontrato partecipando all'evento (o avendo frequentato il locale) come un qualsiasi cliente.

Autore: - Di origine cartaginese, possiede in casa un altare dedicato ad Alberto Sordi e nei riti vodoo evoca lo spirito di Lino Banfi per essere ispirato.Sogna Novoli come una nuova Pigalle ed è promotore della legge per la riapertura delle case chiuse a favore di universitari fuorisede e fuoricorso. Coinquilino del conte Mascetti e di Picchio De Sisti, fu ingiustamente accusato da Daniel Passarella del furto delle monete del Porcellino a fine anni '80. Vanta un caffè offerto da Batistuta ed il record mondiale di neologismi tosco-calabri. Respira a sua insaputa.

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