Roberto Vecchioni a Firenze: ‘Di rabbia e di stelle’
Autore: lorenzo | Data di Pubblicazione: 19 Feb, 2008 Ora: 01:11 AM | Categoria: Locali | Leggi i Commenti

Sabato 23 Febbraio al Saschall di Firenze e’ di scena il concerto live di Roberto Vecchioni.
Ritorna in riva all’Arno, dopo qualche anno di assenza, il professore che del suo essere cantautore ha fatto la sua carriera. Qui per le informazioni sui costi e sui contatti.
Porta con se il nuovo album, ‘Di rabbia e di stelle’, e 13 nuove canzoni che vi sono contenute.
Oltre a Non lasciarmi andar via, primo estratto dove lascia intravvedere forti connotazioni retro’ che rispecchiano il suo canovaccio storico…

CONTINUA…

…anche altri brani che confondono le acque.
Crudo e crudele a tratti, irriverente e cattivo coi cattivi, cosi’ appare in questa sua ‘fatica’, che mescola, o per meglio dire alterna, ballate folk, brani blues, ritmiche variegate e vere e proprie poesie accompagnate solo da una chitarra e da un pianoforte.

Il CD si apre subito bene ed in modo un po’ inaspettato per l’ascoltatore.
La ragazza col filo d’argento porta infatti con se’ una musica coinvolgente e frizzante, che a tratti ricorda le ritmiche dei pezzi incalzanti di De Gregori e le tonalita’ ed i suoni dei primi Modena City Ramblers. Qui il testo va in secondo piano rispetto alla musica, che spinge a dondolarsi e che mostra i primi segni della ‘rabbia’ promessa.
Dopo Non lasciarmi andar via ritorna la ritmica di ‘Samarcanda’ in Neanche se piangi in cinese, scandita da una cetra che dona al pezzo sapore di antico, e che continua sul percorso tracciato dal brano di apertura.

Dell’amore e della paura della morte, del trascorrere del tempo e delle promesse che il tempo non ha mantenuto, parla Vecchioni, oltre a schierarsi, con fare paterno e protettivo, in difesa dei suoi Piccoli comici spaventati guerrieri, che per tanti anni ha potuto veder crescere tra i banchi che stavano attorno alla sua cattedra scolastica, attraverso una ballata che introduce per la prima volta una chitarra elettrica.

Il blus, grande amore del cantautore milanese, ritorna in Amico mio; il twist si fa largo tra le urla proferite contro coloro che fanno degli status symbol la loro ragione di vita, in Questi fantasmi; i momenti difficili del suo rapporto col figlio vengono narrati in Non amo piu’; e le sue origini milanesi in Mond lader, dove in dialetto urla, su un sound incalzante, contro i tempi moderni e sentendosi addosso il peso degli anni andati, che appaiono sempre come non aver mantenuto le promesse fatte (..)mond lader, cosa ne sara’ di me domani, che c’ho solo merda nelle mani (..).

Negli ultimi brani dominano invece la presa di coscienza del tempo trascorso, l’amore per la vita e la paura della morte, raccontati come in un romanzo, anche attraverso gli occhi di un saldato francese delle truppe napoleoniche in Il cielo di Austerlitz.

Comparsata finale per Teresa De Sio, che porta sapori gitani e la sua voce per un duetto allegro e leggero in Il violino sul tetto; e poesia di chiusura ne Le rose blu: (..) perche’ la vita e’ niente senza quello che hai da vivere (..)

Fel.

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