Un Meraviglioso Carlo Monni canta Dino Campana
Autore: lorenzo | Data di Pubblicazione: 2 Gen, 2009 Ora: 04:05 AM | Categoria: Mostre e Spettacoli, Teatro | Leggi i Commenti

Tornato da una serata splendida, conclusa in modo ancor migliore, non riesco a non ripensare allo spettacolo del Monni di qualche giorno fa, pittoresco personaggio venuto fuori dalla stessa scuola di Benigni, che ha sconvolto la mia serata…
Uno spettacolo di scena al Teatro di Rifredi, dalle parti di Piazza Dalmazia, una specie di circolo o poco piu’ che in ogni caso riesce sempre a proporre palinsesti degni di nota.
In quella serata Carlo Monni, accompagnato da un trio di musicisti, rivedeva la poetica di Dino Campana sotto luci canoniche ma anche personali.. dando al tutto un risvolto davvero entusiasmante…

CONTINUA…

NOTTE CAMPANA

con Carlo Monni, voce poetica
con Arlo Bigazzi, basso – Orio Odori, clarinetto – Giampiero Bigazzi, electronics
con la collaborazione di Ettore Del Bene, Francesca Pieraccini, Marco Noferi, Azzurra Fragale, Gianni Frati, Franco Casaglieri, Dino Castrovilli.

E cosi’ inizia lo spettacolo, con Giampiero Bigazzi alle tastiere (che come lui stesso si presenta, consumato animatore di pianobar del Valdarno) ad annunciare il compositore e direttore d’orchestra Orio Odori al clarinetto (sottilmente stravinskjiano, come sostiene qualcuno) e Arlo Bigazzi al basso elettrico e al basso a tinozza (ormai un raro strumento popolare che si addice alle atmosfere campaniane) e ad introdurre il tema della serata..oltre l’incontro con lo stesso Monni, che cosi’ descrive:

‘Appena arriva, scende di macchina e si stira, e cerca da che parte tira il vento, un po’ primitivo e un po’ futurista, grattandosi qualche parte del corpo. Poi il Monni…
…piscia… si’, piscia… piscia a lungo come faceva Dino Campana…’

Lo spettacolo messo in piedi gioca tutto sul parallelo tra le vite dell’attore comico di Campi Bisenzio (o come dice lui, di Champes de la Bisenz.. che fa molto piu’ fico) e del poeta, scomparso nel 1932, delle colline di Marradi sull’Appennino al confine con l’Emilia Romagna.
Similitudini e accomunanze che vanno oltre l’origine popolare e contadina dei due, oltre la schiettezza delle due persone, oltre le difficolta’ di entrambi nel tentare di entrare in un mondo (sia che sia quello della cultura, che quello dello spettacolo) che troppo spesso chiude le porte a chi da fuori tenti di entrarvi..

E’ un viaggio poetico, dove poesia sono anche gli stornelli degli antichi cantastorie toscani, con le loro poesie arrangiate in musica e le rime improvvisate ma pungenti.
Cosi’ il Monni intrattiene il suo pubblico per almeno mezz’ora raccontando della sua giovinezza, passata tra le osterie e i circoli a dilettarsi coi versi (piuttosto che davanti alla tv ascoltando le ‘chiacchere’ dei salotti televisivi) e lasciando trasparire l’acume di chi e’ attore e comico allo stesso tempo, poeta e contadino simultaneamente..

E’ difficile dire se poi le cose che racconta Carlo Monni della sua vita siano vere o di pura fantasia; il fatto e’ pero’ che usa questo stratagemma per far calare lo spettatore in quella che doveva essere la situazione dello stesso Campana, con le giornate passate tra i campi e le osterie di montagna, in quegli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.

Il tutto ovviamente accompagnato ‘da quei tre li’ di dietro’, dove le sonorita’ elettroniche fanno da base ai ‘puntelli’ messi da un basso acustico protagonista come non mai e dal ‘canto’ del clarinetto voce solista.. Tanto e’ vero che, non solo a me, piu’ volte e’ capitato di distrarsi dai versi recitati per lasciarsi appassionare dalle sonorita’ musicali..

E’ sicuramente un omaggio, oltre che a Dino Campana, all’urgenza della poesia.. vista non tanto come esaltazione degli aspetti stilistici, ma piuttosto come dimostrazione dell’intelligenza umana, che porta a giocare sottilmente con le parole e i versi innalzandosi dalla pochezza del banale.

Omaggio che non poteva vedere figura migliore dello stesso Monni, fine conoscitore dei ‘Canti Orfici’ di Dino Campana – che lo ricordiamo essere stato leggendario scrittore di quegli anni ancorche’ desideroso di fuggire dalla realta’ che lo imprigionava con viaggi all’estero a cui seguivano, come era prassi nella mentalita’ di quegli anni, ricoveri forzosi in manicomi – in questo monologo (che io preferisco alle rappresentazioni) dove dimostra realmente il suo spessore di ‘animale da palcoscenico’ e la sua capacita’ di intrattenere il pubblico portandolo rapidamente dall’ilarita’ piu’ sfrenata (ed anche un po’ volgarotta, come e’ nel suo stile) a momenti di assoluto romanticismo, inteso nel significato piu’ passionale e sconvolgente del termine.
Lo stesso Monni infatti afferma ‘Ho sempre amato Campana, lo sento simile a me. Spero di non morire in una manicomio come e’ capitato a lui, ma anch’io ho subito molte vessazioni.’ Ed aggiunge, citando le parole di Verlaine ‘la poesia e’ un brivido, tutto il resto e’ letteratura’

Parte cosi’, dopo questa piacevolmente lunga introduzione (che ripeto non casuale, ma creata ad hoc per presentare personaggio e contesto sociale) il cuore dello spettacolo, incentrato appunto sui ‘mal di cuore’ del Campana a seguito della sua storia d’amore con Sibilla Aleramo, nobildonna e scrittrice che perde la testa per lui senza neanche conoscerlo, ma solo per aver letto le sue poesie cosi’ piene di significato e cosi’ lontane dal quel mondo di caffe’ letterari riempiti da ‘artisti in pantofole’.. [forse qualcuno conoscera’ queste vicende anche per la pellicola del 2002, diretta da Michele Placido, Un viaggio chiamato amore, con Stefano Accorsi e Laura Morante]

E’ cosi’ un susseguirsi di poetiche, di canti semplici ma sottili, diretti ma metaforici, intorno all’amore e alla vita, fino alla struggente ‘In un momento’:

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perche’ io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

E cosi’ dimenticammo le rose.

Sempre urlando il ‘bisogno di poesia’, oggi come allora, tra l’ironia dichiarata e la rabbia velata (vedeste come si fa brutto il Monni quando s’arrabbia – ndA), contro ‘i cialtroni e i farisei che hanno distrutto contadini, allevatori di maiali, artigiani, calzolai e quartieri popolari’… si chiude lo spettacolo, con gli stessi versi che lo avevano introdotto, quelli della poesia ‘Barche amorrate’ con i quali Dino Campana dialoga (e sbeffeggia) i futuristi dell’epoca, quei Marinetti e Co. che alle Giubbe Rosse di Piazza della Repubblica uno come lui non ce lo volevano.. uno che si procurava da vivere scrivendo libri di poesie e vendendoli sul Ponte Vecchio, guardando prima in faccia colui alle quali le stava vendendo, e strappandogliene quelle che, a parer suo ‘tanto te un tu le capisci’…

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza…
Ne l’ultimo schianto crudele…
Le vele le vele le vele

Prossime Date:
8 Gennaio 2009 – Monte San savino (AR)
16 e 17 Gennaio 2009 – Bientina (PI)
30 gennaio 2009 – San Miniato (PI)

Per info: 055 943.888
Web site: www.myspace.com/materialisonori
Web site Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”: www.dinocampana.it

Fel.

Quello che hai appena letto è un ARTICOLO INFORMATIVO, fatto di notizie e programmi; oppure è una RECENSIONE, scritta dall'Autore in piena autonomia e senza condizionamenti, fatta di opinioni e osservazioni che lo stesso Autore ha riscontrato partecipando all'evento (o avendo frequentato il locale) come un qualsiasi cliente.

Autore: -

I contenuti presenti su questa pagina web sono di proprietà di FirenzeDaBere, se non diversamente indicato. I contenuti, o parte di essi, possono essere utilizzati senza richiedere autorizzazione preventiva solo ed esclusivamente riportando la dicitura "tratto da www.firenzedabere.it" in calce ai contenuti. Inoltre, qualora i contenuti, o parte di essi, vengano riportati su una pagina web, la dicitura di cui sopra dovrà  essere corredata dal link alla pagina dalla quale sono stati prelevati i contenuti.

Condivi quanto scritto in questo articolo? Lascia un tuo commento personale

Inserisci Nome e Email. Dal tuo secondo commento la pubblicazione sara' automatica e in tempo reale. Per associare un avatar al tuo commento usa it.gravatar.com