Firenze, la politica e la notte: Cronaca di una catastrofe
Autore: Fel | Data di Pubblicazione: 28 mag, 2012 Ora: 04:30 PM | Categoria: Dalla Città di Firenze, Dalla Redazione | Leggi i Commenti

Antefatto: Quando, tre anni orsono, avvenne il fatto, tutto sembrò rischiarirsi. Finiva l’oscura epoca di sceriffi e paggetti, il nuovo che avanza, prepotente, aveva sfidato i suoi capi ponendosi in “discontinuità” con chi lo aveva preceduto. Faceva sorridere, vista l’appartenenza allo stesso partito. Ma fu vittoria ( ma tu pensa), e cominciò così l’epoca dei “gggiovani alla riscossa”.

Firenze, 2012. Rimbomba, con eco sinistra, la notizia della chiusura “part- time” dei locali di Via de’ Benci. Cioè, aperti sì, ma fino alle 22. Come se a Batistuta avessero detto “giochi sì, ma non passare il centrocampo”. Ennesimo, clamoroso, episodio di una lenta ma inesorabile lotta alla nightlife fiorentina, alla stregua di uno sterminio nazista, cominciata, ahinoi, con l’avvento del giovanotto e della sua voglia di gioventù.

Ma andiamo con ordine: alcune delle iniziative prese dall’allora giunta Domenici sembrarono inadeguate, per un adeguato sviluppo della vitalità notturna fiorentina. S’intenda, per sviluppo, non l’effimero divertimento, bensì la creazione e la gestione di una importante risorsa di aggregazione sociale ed economica. Ad esempio, la vituperata ZTL notturna. Tra le promesse pre-elettorali, il candidato sindaco, “ in discontinuità”, promise che non si sarebbe ripetuta. Bugia.

E così, mentre Firenze si proclamava capitale del Rinascimento politico italiano, il giovanotto sindaco cominciava il suo giochetto delle “sacche di voto”. Ovvero, dove ne faccio contenti cento che votano e ne scontento mille che non votano, accontento i cento che mi votano. Nulla di nuovo, si direbbe. Giusto, ma allora, lui, che novità è? Da quando basta avere i brufoli per essere un buon sindaco?

Ma continuiamo nella perlustrazione di questa Firenze agonizzante. Nell’ultimo biennio hanno chiuso una marea di locali, alcuni storici, altri importanti. Tra questi, per motivi diversi e spesso esterni a volontà politiche, almeno crediamo, sono scomparsi il Meccanò, il Central Park, il Cavalli Club, il Costes, il Macio, il Boston T, e via dicendo. Una carneficina. Luoghi di divertimento, posti di lavoro ed indotti importanti per la città svaniti come lacrime nella pioggia. Qualcuno potrebbe dire, o pensare, che di contro ne abbiano aperti altri: attenzione, tolto l’Hard Rock Cafe ( di cui dobbiamo ringraziare il sindaco?) e qualche altro cambio di denominazione di altri, l’emorragia non ha mai dato segni di stagnamento.

Sarebbe sbagliato credere che ciò che è successo dipenda solo da scelte aziendali ed imprenditoriali erronee. E sarebbe sbagliato pensare che ci sia esclusivamente una strategia politica dietro. Ma la verità sta nel mezzo: da quando al soglio del Magnifico è salito l’attuale sindaco, è stata un’apocalisse. Tanto da invocare un ritorno dello sceriffo, pensa te. Strategie per il divertimento inesistenti, uccisione dei poli di aggregazione sociale per la notte, con radi contentini, anche ben riusciti e confezionati, come la Notte Bianca o l’attuale festival del gelato (..), ma nel frattempo, con atteggiamento squadrista, ronde per il centro e le periferie, a cercare e stanare il parcheggiatore che ha profanato la striscia bianca alle due di notte, o l’imprenditore malandrino che ha messo una sedia davanti al locale e non lo ha comunicato, o aveva ancora acceso l’impianto audio del locale a mezzanotte e mezzo e la signora Bianchi al sesto piano, nonostante le pilloline, non riesce a prender sonno e sa che la colpa è di quello scapestrato che mette la musica a soli 300 metri da casa sua. Perché questo è mancato, colpa grave poiché scopo principale ed insostituibile della politica, che è non scrivere libri, ma favorire l’incontro tra le parti.

Il problema del contrasto, storico ed annoso, che contrappone residenti ed esercenti della notte, non si risolve alla fonte, ma si affronta, con la necessaria intercessione della politica, creando confronto e dialogo tra le contrapposizioni. Come se il problema del disturbo della quiete pubblica riguardi solo Firenze e non tutte le centomila città nel mondo. Maledetta presunzione di credere che si sia i soli ad avere certi problemi.

E quindi, per dirla tutta, una politica non propositiva ma distruttiva, non di dialogo ma di imposizione, non di sviluppo ma conservazione dello status quo, ha abbastanza velocemente azzoppato la nightlife fiorentina. E così, il sindaco simpatico e ganzo, mentre continua la sua ronda mediatica per vendere l’ennesimo libro e lanciarsi la sua personale lotta per Palazzo Chigi, facendosi vedere in ogni spazio possibile, da Uno Mattina a Fuori Orario passando per lo spot della penna magica che rimuove i graffi dalla carrozzeria, si rende partecipe, complice e protagonista dell’annichilimento totale della notte fiorentina. Per la gioia dell’inquilino del piano di sopra, che gaudente lo rivoterà per aver finalmente messo a tacere “qui’troiaio alle quattro di mattina!”

Sì, la crisi, le ristrettezze, lo spread. Motivi reali ed importanti. Ma a Firenze, sia per l’utenza che per gli imprenditori, nel piccolo spiraglio di luce utile per respirare e resistere fino a che fosse passata la “nottata”, hanno cominciato a pomparci dentro magma.

E poi, su disposizione del G.I.P., quando durante un tiepido maggio sembra ci siano le premesse per vedere rifiorire l’estate fiorentina, che succede? Tutto d’incanto, arriva il “Rastrellamento di via de’Benci”. Disturbo della quiete pubblica e occupazione abusiva di suolo pubblico. Ma che davvero pensavate di potervi divertire quest’estate? Col cavolo! Che la popolarità del sindaco è in picchiata e bisogna cercare di rimediare!

E come se ne esce lui? “Sono colpito”! Con manifesta ipocrisia, che non riesce a tenere ferma una posizione, giusta o sbagliata che sia, nel timore di perdere qualche spicciolo di consenso, pilatescamente tira fuori un fantomatico “patto civico di convivenza”, dichiarandosi estraneo ai fatti e a quanto successo, addossandone le responsabilità esclusivamente alla magistratura. Ricorda una barzelletta di Proietti, quella dell’avvocato con il cliente, che analizzando le carte , quando si perdeva diceva “ qui perdi” e quando si vinceva diceva “qui vinciamo”. Come se un decreto come quello di via De’ Benci fosse mai stato attuato in tutte le altre città italiane. Mentre qualcuno se ne sta a pranzo con Linus per festeggiare la “Deejay Ten”, evento importante e che produce simpatie e belle parole dall’Alto Adige a Mazzara del Vallo, Il decreto “part time”, inedito, arriva a Firenze. Come mai questa bella “prima teatrale” proprio a Firenze? Sarà un discorso di sceneggiatura, come Giulietta e Romeo a Verona o il Don Giovanni di Mozart a Siviglia.

E così, in un angolo di movida tra l’altro relativamente recente (cresciuto e sviluppatosi in tal senso più che altro negli ultimi 5 -6 anni), già da subito si farà di tutto per far tornare il silenzio. Il silenzio assoluto. Come se non fosse bastata l’esperienza di San Lorenzo e zone limitrofe, dove limitando al massimo l’attività notturna ed il passaggio di auto, hanno eletto la zona a capitale dell’oblio, destinandola inequivocabilmente , durante la notte, a regno di balordi e personaggi dalla dubbia moralità.

Ma chi se ne importa. L’importante è dormire bene. Che poi, sottocasa, non so se troverò la macchina, domattina, no problem, è assicurata. E se stanno stuprando un’americana, pazienza. Poteva rimanere in America, e non le sarebbe successo niente.

O, ancora più lampante e recente, l’esperienza di Piazza Sant’Ambrogio: revoca dello spazio esterno concesso al Caffè Sant’Ambrogio per motivi tutti da decifrare, con conseguenza di disordine e degrado per lo spazio esterno prima destinato al locale ed ora privo della precedente cura di cui il locale si faceva carico. E, a riprova di come può esistere una civile e fruttuosa convivenza tra residenti ed esercenti, il proprietario del locale ha esibito ben 2000 firme di residenti a favore del ritorno dei tavolini. Alla faccia di Gip, Gup, burocrati e amministratori da stilnovo (come epoca, non come corrente letteraria).

L’importante è sempre quello: che non succeda niente. Che cambi tutto per non cambiare niente, come diceva Tancredi nel Gattopardo. Anzi, cambiare tutto per peggiorare tutto, per poter spiegare poi, nel prossimo libro, la ricetta magica per risollevare le sorti di questa città che “campa sui morti”. Tappo la buca, chiudo il localino, tolgo l’assessore e metto l’assessore, inauguro il parcheggio, blocco tutta l’italica penisola se nevica, magari prendo il finanziamento dal partito e mi dimentico. E, soprattutto, tutti a casa. Fino a quando ve lo dico io. Che poi vi faccio una bella notte bianca e tutti contenti.
Ammazza, che bel profumo, questo nuovo che avanza.

In tutta franchezza, la nighlife fiorentina è una catastrofe. Riponiamo le nostre speranze in tanti imprenditori, che chi in un modo, chi un altro, tra uno sforzo in più, qualche ardimentoso esperimento, qualche amicizia importante e qualche ruffianata (necessaria), provano e tener botta nel tentativo di arginare questa brusca frenata.
Per tutti noi, invece, che siamo dall’altra parte del bancone, in tempi di magra, non rimane che Montecatini d’inverno e la Versilia d’estate. Vabbè, meglio che niente, dai. A meno che, anche lì, non arrivi qualche bel sindaco gggiovane.

Quello che hai appena letto è un ARTICOLO INFORMATIVO, fatto di notizie e programmi; oppure è una RECENSIONE, scritta dall'Autore in piena autonomia e senza condizionamenti, fatta di opinioni e osservazioni che lo stesso Autore ha riscontrato partecipando all'evento (o avendo frequentato il locale) come un qualsiasi cliente.

Autore: - Di origine sconosciuta, millanta da sempre natali alle isole Bahamas. Giunto a Firenze ancora in fasce, si orienta su studi artistici e di design. Parallelamente, sfruttando le uscite serali tra amici, matura un senso critico per l'organizzazione di eventi e la gestione dei locali (dicesi comunemente "rompi b****"). Sempre dalla parte dei clienti (e dei lettori di FirenzeDaBere) nello scrivere recensioni, pensa erroneamente che a qualcuno importi qualcosa di quello che scrive.

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